Verso l’infinito… e oltre

Giovedì mattina, le sei e mezza, in una Roma appena sveglia, mi affianca un autobus di linea. La solita pubblicità sulla fiancata, ma stavolta… “Pixar 30 anni di animazione”. Un lampo e la mia mente vola, a Woody e Buzz, a Toy Story, a te.

A dilaniarmi la giornata. Inevitabili lacrime a rigarmi il volto appena truccato alla male peggio, gli occhi di nuovo gonfi e segnati, da un dolore che nemmeno gli occhiali da sole nasconde più. Mi ritorni in mente, bambinone cresciuto.

Adoravi questi due pupazzi, e adoravi la Pixar in genere, che sentivi molto vicino alle tue corde. Tu videomaker alle prime armi, sognavi un giorno Disney Pixar, i cui sequel sono stati sempre all’altezza del primo, bissandone l’enorme successo. Lo sceriffo Woody e Buzz Lightyear, verso l’infinito e oltre…

Ora, amore mio, vita mia, tu sei verso l’infinito… e oltre.

Quante volte hai visto quel cartone animato, da solo prima e contaminando tuo fratello della stessa passione poi. Adoravi tutto di quelle animazioni, ne conoscevi battute e sfumature.

Se fossi qui, credo avresti fatto un abbonamento per tutto il periodo della mostra, a Palazzo delle Esposizioni. Un solo passaggio non ti avrebbe soddisfatto. E ora io mi trovo a immaginarti lì, a vederla quella mostra.

Mi immagino il tuo entusiasmo, il tuo interesse, il tuo stupore. E immagino la carica che avresti messo, nel raccontarla.

Una mostra della Pixar, mi ripeto, è solo una mostra di animazione al computer. E invece no, è l’ennesima dimostrazione che ti vedo ovunque, che sei ovunque, e tutto mi lacera, anche uno sciocco cartellone pubblicitario di quello che sarebbe stato il tuo immancabile appuntamento di quest’anno.

Vorrei vederla per te, ma sarebbe entrare e piangere, singhiozzare e disperarmi. Non ci riesco, non riesco ancora a vivere per te le cose che amavi, anche se lo vorrei fare. Per annusarti di più, in quello che amavi.

Verso l’infinito…e oltre.

Una risposta a “Verso l’infinito… e oltre”

  1. Non c’è persona a cui parlando di Emi, e non solo ora, non abbia raccontato la sua interpretazione di Toy Story. Era poco più grande del Mister Potato che doveva riproporre e non parlando ancora bene, tirava fuori qualcosa che suonava: “mani in alto, tutti, questa è una vavina (rapina), e adesso vaagate (pagate) aa cassaforte”, diventando poi lo sceriffo Woody che riportava ordine e legalità!
    Ci ha coinvolti per anni nelle storie dei giocattoli di Andy, contagiando il fratello che più tardi avrebbe urlato alla Zurg, e la cugina che avrebbe cavalcato alla Jessie.
    Da sempre ha avuto la capacità di legarci e di farci ridere. Ho infiniti ricordi della sua arte giullaresca fin da piccolo. Fin da piccolo ha dimostrato quanto avrebbe impregnato di se le nostre vite, regalandoci risate, soddisfazioni, amore vero e dolore immenso suo malgrado. Ma più si ama e più si soffre…… è il tuo, il nostro inevitabile presente.❤️

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