Cosa è un figlio?

A Emiliano Morelli, mio figlio

Cosa è un figlio? Non me lo sono chiesto fino a ieri, quando ho visto Emiliano a terra. Ho preso la sua mano, speravo s’aggrappasse sul dorso della mia mentre osservavo lo scorrere veloce d’una linea piatta, quella dell’elettrocardiogramma.

Incasso il colpo come un pugile alle corde che non vuole andare al tappeto, resto freddo, sembro un automa, il medico sussurra una parola che pare urlo assordante nella testa. Infarto.

Ventiquattro anni neanche. Infarto. Non chiedo perché sia successo o meno. Infarto. Non voglio spiegazioni, tutto diventa effimero adesso. Ma una domanda mi resta impressa nella mente. Cosa è un figlio? Ecco, un figlio è una valanga di felicità che ti travolge da quando cominci ad aspettarlo contando le settimane e che prosegue senza soluzione di continuità.

E che passa per il primo pianto, la prima parola, il primo dentino, il pannolino sporco e il latte in polvere fino a quando, carponi, s’alza in piedi per muovere i primi passi che quasi svieni dall’emozione. Il primo giorno di scuola e l’ultimo esame universitario, e nel mezzo un sorriso perenne, la gioia di vivere, di rallegrare e far divertire. Emiliano, c’era una vita da raccontarci. I sogni nel cassetto, i progetti, la telecamera, le riprese in HD, le fotografie, i montaggi, Liverpool, il basket Nba e gli Stati Uniti, lo studio e lo sport, la famiglia e Prisca, e i suoi genitori, che a volte ho sospettato volessero più bene a te che alla figlia.

Perdo il filo nel mettere in fila il tuo sapere tante cose, la tua quotidianità, la genialità che avevi nella post produzione dei video, il tuo essere tecnologicamente un passo avanti agli altri su un lavoro che amavi e che avevi imparato rubando con l’occhio. Sbiadisce la realtà. Subentrano sensazioni da far accapponare la pelle. Nella tua stanza restano quattro chitarre, e mi chiedo adesso… chi le suonerà? Poco prima di morire, qualche minuto prima, hai postato una frase: “La speranza ricoperta dalle foglie”. Non so se sia beffa o meno.

Ma sono stato due ore a terra, te esanime, ad accarezzarti il volto, mentre le foglie degli alberi ci cadevano addosso. E ho cercato invano la speranza d’un miracolo. Ecco, adesso ti alzi e mi dici “andiamo a casa, che mi devono consegnare un pacco”. Scrivo. Scrivo e piango mentre fantastico un’altra vita e la chiave che entra nella toppa, la porta che s’apre e tu che dici “ciao papà!”, io che ti rispondo “hai montato la trasmissione?” e tu, come al solito che dici “faccio una partita alla Playstation con Leonardo e la monto”. Se già sei arrivato lassù, Emiliano, dai un’occhiata quaggiù. Guarda quanti ti stanno piangendo. Li vedi?

Ecco, per farti perdonare, adesso devi diventare l’angelo custode di ognuno di noi.

Noi ci contiamo.

Massimiliano Morelli

2 risposte a “Cosa è un figlio?”

  1. Quel giorno ho ammirato il tuo coraggio, ma soprattutto il tuo cuore.
    Forse non te l’ho mai detto ma ti voglio bene.
    YNWA

  2. L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”(Italo Calvino)
    Fabio Piersanti papà di Mattia Piersanti scomparso il 5/06/2018 per un incidente stradale a soli 25 anni.

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