Ventisette

Una considerazione da mamma molto incazzata per il destino maledetto di suo figlio.

La convinzione di chi, parole di conforto sciorinate nella apprezzabile convinzione di consolare l’inconsolabile, vede mio figlio come un angelo desideroso della felicità dei suoi cari terreni, da cosa è dettata?

Hanno mai pensato che, concesso un mondo parallelo ispirato da una profonda e ammirevole fede, mio figlio può trovarsi incazzato a guardare quella vita che lui voleva vivere, e che invece gli è stata negata?

Incazzato per i suoi sogni spenti, i suoi progetti buttati alle ortiche, le sue speranze stroncate per sempre.

Io, lo vedo così. O meglio, riesco solo a vedere la mia rabbia per quello che lui non può più vivere, e quello che di lui io non posso più vivere.

Intossicazione quotidiana di un veleno che non permette pensieri consolatori.

Perché ogni angolo, ogni canzone, ogni odore, ogni colore mi riporta a quella dolorosa realtà.

Perchè  può essere vero tutto, o il contrario di tutto. E una mamma come me, tra terra e cielo, è costretta, suo malgrado, a vedere tutti e due i volti, di questa bastarda realtà.

Ed è per questo, che ho un’anima tagliata a metà.

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