Evanescente identità

Ogni giorno che passa, mi rendo conto sempre di più che soltanto chi, come me, vive ormai tra terra e cielo per la perdita di un figlio, può usare rispetto per uno strazio così immenso.

Continuerò a ripetere, all’infinito, che non peso il dolore, né il modo in cui ogni persona lo vive, ma ormai sono certa che nessun altro, se non un mio pari, può capire tanto supplizio.

Per spezzare una lancia a favore di chi sta dall’altra parte del fosso, giustifico tale comportamento non solo perché non vissuto, ma perché completamente ignorato. È impossibile spiegare tanta angoscia, a chi non la vive sulla propria pelle, e se non si conosce, troppo spesso non si comprende.

E, in questo, nemmeno il lessico ci viene incontro. Il vocabolario della Lingua Italiana non comprende un termine autentico per una mamma o un papà che drammaticamente vivono questa situazione, men che meno per un fratello. Noi non esistiamo, nemmeno nel dizionario.

L’Accademia della Crusca si è occupata di tale deficienza linguistica, concedendo una licenziosa definizione di “defigliazione” e “desfigliato”, liberamente tradotto dal francese désenfantés. Ma, sempre egregiamente sottolineato dalla stessa, l’assenza per noi genitori “desfigliati” è ben altra, non certo quella di una parola che ci etichetti agli occhi degli altri, o che possa spiegare, e pertanto far capire, cosa vuol dire vivere tale condizione.

Tutto questo è alla sensibilità altrui, e purtroppo in sua assenza si vivono situazioni che portano, a volte, a reazioni apparentemente fuori luogo, ma sempre per chi ignora certi drammatici sentimenti.

Va bene così, noi siamo supereroi, come quelli che tanto amava mio figlio. Siamo oltre la quotidianità di tutti, ogni momento che respiriamo ci confrontiamo con una realtà talmente crudele, che ogni giorno vissuto è un giorno combattuto e vinto, contro un nemico che solo noi conosciamo e cerchiamo con tormento di sconfiggere.

Con buona pace di chi ignora il nostro vivere a fatica.

Una risposta a “Evanescente identità”

  1. Mantenere pulita la ferita. Questo bisogna fare. Non farsi infettare dal giudizio, dai rancori, dalle inutili comprensioni, dai mancati sostegni. Il cuore non ne ha bisogno, il ricordo ancor meno. L’inspiegabile quotidianità ne trarrebbe solo veleno aggiunto al dolore.
    L’amore conta, conosci un’altr modo per fregar la morte….. questo canta il Liga, e si che con Emi ci eravamo promessi un Campovolo! E l’amore conta, quello che mentre scrivo mi riempie gli occhi di lacrime, quello che non stringerò più, ma che riempirà sempre ogni mio pensiero per lui. Non farti fregare dalla morte, fregherebbe te, fregherebbe Emi due volte. È come la strada per Civita, ci vuole fiato, non zavorre. Buttale via e continua a salire, prima o poi il fiato arriverà e salire sarà meno faticoso. ❤️

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