Tra un mese siamo a otto

Come vivere la perdita di un figlio condividendo pensieri sensazioni rabbia emozioni e ricordi tra terra e cielo
A volte penso al tempo che è trascorso, da quel maledetto ventisette aprile 2018.
Accorgersi di quante cose sono accadute vivendo la tua assenza, forse è questo ciò che più mi distrugge.
Le notizie di cronaca non aiutano, e riaprono tutta la drammaticità del sopravvivere a un figlio.
Sto mangiando biscotti. Li inzuppo nel caffelatte battendoli prima sul tavolo, per far cadere quelle fastidiose briciole di copertura.
È inevitabile pensare alla quotidianità se tu fossi qui.
Sono i mesi, vissuti con la tua assenza. Devastanti. Ma questo ormai è un assunto, che nulla cambierà.
Lieve è il dolore che parla. Grande è il dolore muto. Trentuno mesi, e forse inizio a capire cosa mi zavorra.
Chiusi in casa. Dietro una finestra, la vita che non c’è. Tutto fermo, immobile, schiacciante. Ho sempre detto che la mia vita, ormai da ventitré mesi, si è arrestata, ovattata da un dolore senza soluzione di continuità.
È come vivere in un universo parallelo. Non riconosceresti il tuo mondo, perderesti ogni punto di riferimento. Tu che sei sempre stato così empatico, fisico, aperto a ogni esperienza sociale.