Marciapiedi

Il dolore per mio figlio, infinito e incommensurabile, ha mascherato tutte le altre sofferenze da me patite, ma il ricordo di ogni afflizione resta, per sempre, in qualche angolo del cuore, somma matematica di un fardello che, senza possibilità di scelta, sarò costretta a ospitare per tutta la mia vita.

Odi è il mio cane, da un anno non più accoccolato sul mio divano, raccolto da un marciapiedi di Roma, gettato dalla macchina di chi voleva disfarsi di lui. La mia vita, nel bene e nel male, sembra costellata da marciapiedi, che stanno segnando la mia vita… Renato Zero docet!

A Odi (28/08/2017)
Odi, cucciolo spaurito e indifeso, inconsapevole della cattiveria di certi umani, sei inciampato nel mio cappotto quel 23 dicembre di dieci anni fa, ignorando la felicità che stavi per regalare.

Tu mi hai scelto, non io, tu hai accettato il mio affetto, tu hai fatto spazio a un infinito reciproco amore.

Eri il cane ideale, ombra della mia ombra, sempre alla ricerca di un contatto, di una carezza, di un richiamo che affermasse te come presenza.

Senza nulla a pretendere, hai raccolto tutto l’amore che ti è stato dato, e sono sicura che lo hai fatto tuo, quell’amore, perché sei stato un cane felice, sei stato il cane ideale.

Ci hai lasciato da un mese, in un giorno d’estate caldo e maledetto, a modo tuo, sempre in punta di piedi, sempre senza voler disturbare.

Se avresti potuto, certamente avresti evitato quelle tremende cinque ore nelle quali la speranza di salvarti e la certezza che tutto stava finendo si sono intrecciate in un destino bastardo.

Nei tuoi occhi, la richiesta di lasciarti andare, nell’ultimo mio gesto di estremo amore per te.

Sei stato amato, tanto, ed è per questo che ora la tua assenza è crudele, soffocante, come il caldo di quel 28 luglio maledetto.
Corri felice, ora, e ricordati ogni tanto della tua famiglia umana, ricordati di me, che mai dimenticherò te, mio cane ideale.
Sonia (28/08/2017)

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