Zio Massimo

Dieci anni. Sempre numeri, date che ricorrono e si rincorrono, a spillare un dolore che va avanti senza tempo né spazio, ma che, debolezza umana, dobbiamo in qualche modo circoscrivere.

Il tuo Babbo Natale, con i suoi occhiali tolti perché avrebbero potuto ricondurre al volto familiare di zio Massimo. Smascherato, seppur timorosamente, da tutti e due i nipoti che a quel tempo hanno goduto della trasformazione dello zione nell’uomo panciuto più buono del mondo.

Dieci anni, e un destino simile, che vi unisce se non altro nel modo in cui tutto è accaduto. Dettaglio insignificante, quel nanosecondo che vi ha strappato alla vostra vita e ai vostri affetti.

Un istante per cancellare la vostra esistenza terrena, una eternità per chi è rimasto, immobile, a quei momenti. Storditi, noi, di una confusione mentale che rende tutto astrattamente impossibile da accettare, ma razionalmente crudele da vivere.

Un altro perché, a noi, che si moltiplica all’infinito, lasciando un unico funesto risultato, che non cambia pur invertendo l’ordine dei fattori. Non ci si abitua, si può solo imparare a convivere, con certi dolori.

Io, sono nemmeno all’inizio. 💕

Una risposta a “Zio Massimo”

  1. Chissà che guardavano in questa foto?
    Certo ora guarderanno cosa hanno lasciato dietro di loro.
    È vero, un dolore immenso che riapre le ferite che pensavi rimarginate.
    Uno stordimento improvviso che sopraggiunge ogni volta che pensi a come sarebbe andata.
    Poi però trovi anche tanto di quell’amore vero che non puoi non esserne felice e nello stesso tempo disperarti perché sai che non lo toccherai più.
    Ma il cuore non ragiona solo con i sensi, e allora piangi per uno scatto ritrovato, ma speri che siano insieme nel luogo dei giusti, perché quello che hanno lasciato dietro di loro racconta la loro bontà e la loro capacità di donarsi.
    Oggi è come ieri, e domani non cambierà un conto saldato troppo presto, e di un valore inestimabile, come loro.❤️

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