Otto

Otto mesi, vita mia. Sono trascorsi otto mesi, da quel maledetto ventisette aprile. Otto mesi, che non riesco a pesare temporalmente, ma che hanno gravato per il dolore, straziante e continuo, che mi ha sempre accompagnato.

Palindromo funesto, a segnare l’ennesima mensilità vissuta con la tua assenza. Montagne russe a nausearmi, ottovolante funesto. Che mi tiene sospesa per poi rilanciarmi senza freni in una realtà che sto cercando di elaborare, io principiante ancora senza identità.

Ci provo, e a volte mi convinco pure di riuscire a respirare di nuovo. Respiro te, per me, ad alimentare una vita che appare piena solo della tua assenza. Nella convinzione che, invece, tutto intorno continua a girare, ruota panoramica di una esistenza vissuta tra terra e cielo.

Dovrò abituarmi a certe altezze, io e la mia acrofobia.

Mi sto impegnando, credimi. Nella consapevolezza che solo il tempo sarà artefice di una nuova visione della mia quotidianità. Che vedrà sempre te, inquadrato nella mia esistenza. E mai potrà essere altrimenti.

Il nostro cordone ombelicale, mai tagliato, mi riporterà a te, prima o poi. Filo di Arianna invisibile, al quale resto attaccata, a nutrirmi ancora di te.

Mi manchi, vita mia.

Questa, al momento, è la mia unica certezza.

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