Dieci

La tua ironia sempre pronta, da eterno pagliaccio, avrebbe dette “er Capitano”. Per me oggi, dieci sono i mesi vissuti con la tua assenza.

Spietati e crudeli, trascorsi a cercare di accantonare i perché, che mai troveranno risposta, e a tirare avanti una vita, che da dieci mesi a questa parte non è più lei. O almeno, non è più la mia.

Perché la mia esistenza siete te e tuo fratello, e ora è tagliata a metà da una linea immaginaria che divide tutto tra terra e cielo. Ed è impresa improba imparare a viverla, pur nella convinzione che dovrò farlo.

Mi sforzo, ottovolante quotidiano, che mi porta in alto per farmi poi precipitare di nuovo senza freni, in una realtà che solo le mie pari possono condividere.

Il cassetto delle rimembranze ormai si apre con facilità, e mette paura. Soffoca, stridendo troppo con la quotidianità svuotata della tua persona. Ma è di questo che dovrò riempire la mia esistenza. Dei nostri ricordi.

Altro compito a casa da portare a termine, io analfabeta catapultata in questa nuova straziante realtà, da quel maledetto ventisette aprile dello scorso anno.

Tutto si impara, è vero. Ma questo sarà lavoro di tutta una vita, che terminerà con la mia fine, senza avere imparato.

La verità, vita mia, è che mi manchi. Tanto, da togliermi il fiato, da tagliarmi le gambe, da farmi incazzare. E tutto questo, ormai da dieci mesi.

Mi manchi, amore mio, ed è l’unica certezza che ho.

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