Precarietà della vita

Mai concetto più vero. Sempre pensato, saputo, ripetuto. La vita è un soffio, è un batter di ali, è un attimo fuggente.

Da quel maledetto ventisette aprile dell’anno domini duemiladiciotto, questo concetto mai mi abbandona, ridimensionando la mia visione del futuro. E lo fa, investendomi di una paura illimitata, che non molla la presa.

Bicchiere non più mezzo pieno ma sempre mezzo vuoto, quintessenza della tua lontananza. Che mi soffoca più del caldo assassino di questi giorni. Mi manchi, ora più che mai.

Mi manca il tuo ciao mà, mi manca il tuo giullaresco vivere, mi mancano i tuoi sguardi endemici, a capirci in un nanosecondo senza bisogno di parlare. E non passerà.

Potranno gravitare altre emozioni grandi belle e forti, ma nessuna sarà completezza allo stato puro. Nulla ormai sarà possibile, senza il contrappeso della tua assenza. Che mi tiene saldata a una realtà che solo chi come me, mamma tra terra e cielo, può condividere.

La mia amica Rosaria mi ha detto vedrai, piano piano starai meglio… oh meglio non bene! Semantica docet! Meglio non bene. Perché bene è un concetto ormai astratto e immateriale, nel mio vocabolario.

Che è stato epurato di tanti lemmi, sbiaditi come i giorni che vivo senza te. E tutto resta per sempre racchiuso in poche spicciole parole: mi manchi, vita mia.

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