Un quarto di secolo

Un quarto di secolo. I tuoi primi venticinque anni. È pesante, vita mia. Tanto, troppo. Il secondo compleanno a festeggiare la tua assenza.

Che si cementa giorno dopo giorno, lasciandoti immortale nei miei pensieri, ai tuoi ventitré anni e mezzo. Atto di forza quotidiano, a viverti nei ricordi, troppo pesanti ancora.

Sembra quasi una mia regressione, ma ora sento di più il peso della tua mancanza. Che si eleva all’infinita potenza inciampando in date che ti appartengono.

Come quella di oggi.

Un quarto di secolo, sai quanto ci avresti ricamato sopra. Tu pagliaccio barbuto, pronto ad arlecchinate che riuscivano a strappare sorrisi anche in momenti no. Perché sei sempre stato così, valore aggiunto al tuo essere speciale.

Non ti preoccupare mamma, in qualche modo risolveremo… quanto mi mancano queste parole. Che cambiavano il mio spirito, pur nelle immutate difficoltà.

Mi manchi vita mia, e la tua mancanza rispecchia anche negli occhi di tuo fratello. Che cerca di ironizzare su quanto è accaduto, per demonizzare il nostro dolore.

Buon compleanno, tesorone di mamma.

Una risposta a “Un quarto di secolo”

  1. Le ricorrenze arrivano a ricordarci qualcosa o qualcuno.
    Non abbiamo bisogno di niente per pensare ad Emiliano.
    Allora in queste occasioni si moltiplicano i pensieri, le sensazioni, compresa la mancanza, si ha la sensazione di non uscirne fuori.
    Ma d’altra parte ogni festa è sempre stata un giorno diverso dagli altri per noi, e così sarà sempre.
    Adesso viviamo sottotono perché, neanche a dirlo, manca uno che di musica si intendeva!
    Se tendiamo l’orecchio però riusciamo ancora a sentire una melodia lontana.
    Dobbiamo prestare attenzione per sentirla, infatti tanti pensieri rumorosi la sovrastano.
    Ecco a volte le ricorrenze sono piene di pensieri rumorosi e non sentiamo più la melodia che Emi ci ha lasciato per curare la nostra anima e restare con noi.❤️

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