Poker

Ci tocca calarlo, questo poker d’assi. La nostra partita persa da quattro mesi, ignorando l’avversario che ci ha sopraffatti, giocatore beffardo della tua vita, della nostra vita.

Quattro mesi, vissuti con la tua assenza. Poker infame, a vederti sconfitto, a vedermi annientata, da una scala reale meschina, che qualcuno di sconosciuto ha calato a sorpresa. A distruggerci per sempre la vita.

È come un infinito tunnel, un corridoio tetro e tenebroso, disseminato di porte tutte chiuse. Ogni mese tento di aprirne una, chiave la mia, di lettura improvvisata e azzardata.

Ma dietro un uscio che riesco a fatica a dischiudere, ne trovo un altro, sigillato dal mio rinnovato dolore.

Una luce dovrà esistere, mi ripeto, ma ora è solo buio pesto.

Consapevolezza bastarda, a inchiodarmi a quel ventisette aprile, quando la fine ha avuto inizio.

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