trentadue candeline

Ieri, il tuo compleanno

Trentadue candeline soffiate nella tua assenza.

Continua inesorabile il mio lutto che non avrà fine, se non con la mia fine.

Da un po’ non scrivevo, ultimamente mi sembra di aver ripetuto, per più di otto anni, sempre il mio solito dolore e le mie solite sofferenze, e sempre al solito di non essere compresa se non da chi vive il mio stesso dramma.

Ecco, per la prima volta, forse, è comparsa la parola dramma.

Perché questo io vivo, il dramma della tua assenza, facendo finta di andare avanti pur azzerata dal vuoto che ha generato la tua morte.

Ecco, altra parola che evito, la tua morte.

Ci faccio i conti tutti i giorni, ma con difficoltà riesco a proferire questa parola, quasi a non volerla concretizzare nel pronunciarla, a negargli la sua esistenza.

Già, convivere con la morte di tuo figlio, è convivere con la morte stessa.

Tutte le mattine, anche a non volerci pensare, è lì, a ricordarmi che ha colpito, e tanto e troppo nella mia vita, a morire anche io, lasciandomi vivere in una sofferenza perpetua.

ynwa, vita mia

Una risposta a “trentadue candeline”

  1. Non vivere il dramma della perdita di un figlio non vuol dire non comprendere. Anzi, si comprende talmente bene che ognuno ne rifugge perfino l’idea. Attraversare quel dolore, unico, lacerante ed eterno, quello però tocca a chi il dramma lo vive in prima persona. Si muore un po’ continuando a vivere, lo dici sempre. E’ l’equilibrio che manda avanti. Sempre, per tutti è così. Solo che lo svantaggio in questi casi è maggiore, la caduta più probabile. Restare in piedi sulla fune diventa uno sforzo quotidiano che ci ricorda sempre perché siamo in quel punto, con quella paura di precipitare. E non ti fingi acrobata per non sentirti nano, sei davvero un funambolo perfetto tuo malgrado. Perché anche su quella corda non siamo mai soli. YNWA❤️

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