Manca poco a Natale, e a seguire alla fine di un altro anno vissuto con la tua assenza.

Il Natale, il periodo dell’anno che tu amavi visceralmente, cerco di riempirlo di tutto quanto ci restituiva calore e gioia.

Quest’anno sarà ancor più zavorrato, dalla mancanza anche di tuo padre, il Grinch di casa, che mai ho capito se a vedere te e tuo fratello in versione natalizia, è riuscito a triplicare il suo cuore allergico e indifferente al periodo.

Quest’anno, il nostro presepe è tutto da ricostruire, devastato da un trasloco casareccio fatto da tuo fratello e da tua cugina che hanno poco badato alle delicatezza e molto più alla sostanza.

Il mio presepe terremotato, l’ho chiamato. Colla a caldo e pezzi di sughero che sto cercando di ricompattare, ricostruire sulle rovine.

E chissà, forse anche questo è l’ennesimo segnale che cercherò di cogliere.

Ricostruire sulle rovine si può, anche se rimangono ferite che mai si richiuderanno, e rattoppi nascosti agli occhi… ma non al cuore

Ynwa, vita mia 💕

 

 

 

 

 

Una risposta a “”

  1. Il cuore vede cose che gli occhi non vedono. Così riesce a mettere in moto ricostruzioni impensabili su macerie che diventano fondamenta, ripartenze. Abbiamo un cantiere aperto, ogni giorno. A noi lavorare, a volte anche senza protezioni, modificando in corso d’opera, ma possiamo sempre stupirci di quello che riusciamo a fare. Mai da soli.❤️

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