Otto

E siamo a otto

Tempo che ha affievolito la tua voce, il tuo odore, ma ha appesantito quei ricordi che strappano l’anima.

Un lutto perenne, dal quale mai uscirò.

Perché si vive a metà, nella convinzione di dover continuare a vivere.

Non è un lutto da elaborare.

Non si può elaborare la perdita di un figlio.

Si può vivere, rimodulando orizzonti e speranze, ma alla fine il destino bastardo presenta sempre il suo conto.

Un conto di doveva essere e mai sarà.

Quel mai sarà, continuerà a pesare sempre, su me e su tuo fratello.

Mutilati dalla tua assenza che rende sempre incompleto qualunque traguardo raggiunto.

Perché manchi, anche solo per una risata o una incazzatura.

Manchi come presenza, e io ti parlo senza risposta.

Nella convinzione di continuare a condividere con te la mia quotidiana galera, perché la perdita di un figlio è un carcere senza porte né sbarre.

Sai che puoi andare oltre, ma lo fai a metà.

È come il bicchiere, mezzo vuoto o mezzo pieno, lo puoi guardare mezzo pieno, e io lo faccio per tuo fratello, ma quel mezzo vuoto rimane comunque lì, fisso e immobile.

Nella consapevolezza che mai più si riempirà

Ynwa, vita mia💞💖

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